Non è un mistero per nessuno che Samuel L. Jackson ami Nanni Moretti. In questa intervista dichiara che avrebbe ucciso pur di fare Iron man 2. Ci chiediamo cosa farebbe per fare un film con Nanni Moretti. Fatte le debite proporzioni cinematografiche, e appurato che uccidere qualcuno per qualsiasi ragione è aberrante, immaginiamo che per fare un film con Nanni il nostro Samuel sia almeno disposto a rubare un litro di latte.Samuel L. Jackson: "Per fare Iron Man 2 avrei anche ucciso"
L'attore gioca sulla sua caparbietà per girare l'ennesimo blockbuster annunciato
MICHELA TAMBURRINO
INVIATA A CAPRI dal quotidiano "LA STAMPA"
L'attore gioca sulla sua caparbietà per girare l'ennesimo blockbuster annunciato
MICHELA TAMBURRINO
INVIATA A CAPRI dal quotidiano "LA STAMPA"
Impensabile, eppure vero, visto che la notizia arriva da fonte diretta. Samuel L. Jackson, il re dei botteghini capace di oscurare anche i record di Harrison Ford, l’attore che non deve chiedere mai perfino ora, a 61 anni compiuti con un fisico da atleta, lui, proprio lui, ha pregato, pianto, supplicato, minacciato e, alla fine, ottenuto il ruolo che voleva in Iron Man 2. Parte destinata a un altro interprete, ma lui no, caparbio, quel blockbuster doveva essere suo: «Ebbene sì, mi vedrete in Iron Man 2. Sarò Nick Fury, il capo dello spionaggio. Ce l’ho fatta, finalmente, me lo meritavo dopo tanta fatica». Al suo fianco il recuperato alla vita Robert Downey jr., riemerso dagli anni bui della droga. Jackson non conosce ostacoli, sfida le forze avverse della natura per arrivare sull’isola al Festival Capri, Hollywood dov’è protagonista di gag esilaranti come quando, seduto a fianco di Alessandro Haber, si dice «onorato di fare la sua conoscenza, ho visto i suoi film» e l’italiano non crede alle proprie orecchie. Jackson rilassato parla dei suoi progetti legati alla produzione: «A un certo punto della vita bisogna allargare gli orizzonti. Ora sono presissimo da Mother and Child, il film diretto da Rodrigo Garcia che, ovviamente, parla di problematiche legate alle vicende di madri e figli. Come quella di una quattordicenne che mette alla luce un bimbo e deve darlo in adozione o la donna che non riesce ad avere figli e che vuole adottarne uno. O ancora di bambini allontanati dalle madri. Io recito accanto a Naomi Watts, con la quale nel film ho una storia d’amore. La pellicola, prima di uscire in tutto il mondo, sarà inviata al Sundance Festival. E poi non dimentico che ho in ballo la commedia, The Other Guys». Jackson è il grande attore che è, anche per il suo modo di fare assolutamente rilassato: scusi, ma quale attore americano indicherebbe come astro nascente? E lui serafico: «Il problema è che non li conosco e non li riconosco i giovani attori. Lo dimostra il fatto che giorni fa ero seduto in aereo con a fianco la giovane protagonista di Twilight, Kristen Stewart. Mia figlia seduta dell’altra parte non faceva che darmi di gomito indicandomela fino a sfinirmi. Io niente, proprio non riuscivo a capire chi fosse». Oppure: c’è un autore italiano con il quale lavorerebbe? E lui di getto. «Certo, il regista del Coccodrillo». Silenzio generale. Poi l’intuizione: forse Il caimano?, Magari Nanni Moretti? «Sì, proprio lui e io ho occhio per gli italiani (vedi Muccino), mi hanno detto che sta facendo un film sul Papa. Beh, quel ruolo forse non mi si addice ma sono disponibile per qualsiasi altra parte. Fateglielo sapere. Oppure avvertite Paolo Sorrentino che lo guardo con enorme interesse. Il suo Amico di famiglia mi è piaciuto molto». Operazioni commerciali e film di spessore, Jackson non ne fa una questione di etichetta ma di scelte oculate e, magari, alternate. «Seleziono i miei film in base ai personaggi e alle storie sperando di crescere sempre di più». E quale dei personaggi interpretati le è rimasto nel cuore? «Ho amato moltissimo The Long Kiss Goodnight e il ruolo che avevo. Ho lavorato con Geena Davis con la quale mi sono divertito tanto. Ricordo che alla partenza per la promozione del film mi resi conto di avere il passaporto scaduto. La produzione me lo rinnovò al volo utilizzando una foto del set in cui appunto vestivo i panni di Mitch Henessey. Per sette anni ogni volta che aprivo il passaporto mi rivedevo protagonista di quel film. Ero diventato lui. Come potrei non amarlo».Habitué della notte degli Oscar, quest’anno la star si limita alle previsioni a beneficio altrui: «Mi è piaciuto molto The Hurt Locker di Kathryn Bigelow a cui hanno partecipato molti miei amici e sicuramente è meritevole d’essere candidato agli Oscar. Ancora, Inglorious Basterds di Tarantino e Up, il film d’animazione di Docter e Peterson. Adoro le produzioni Pixar, anche Wolly è stato fantastico». Sorge spontanea la domanda: lei che tipo di spettatore è? Onnivoro? «Io non vado mai al cinema, al massimo vado a qualche première di amici perché passo il mio tempo a leggere romanzi poco noti, a fare ricerche, a preparare miei progetti. Ma non è che non vedo film. Li guardo a casa mia, è più comodo, si sta tranquilli. Sei solo tu e la pellicola». Certo, per chi se lo può permettere, è il massimo.
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