sabato 2 gennaio 2010

Il manuale del perfetto salottiero

Su "Libero" del 2 gennaio è uscito un articolo bellissimo sul manuale del perfetto salottiero di sinistra. Se non volete diventare come "loro" seguitelo. Naturalmente nell'articolo c'è anche un punto dedicato a Nanni. L'articolo è stato scritto da Giuliano Tedoldi. Grazie Giuliano, non dimenticheremo i tuoi consigli (Quello nella foto sotto non è James Senese, ma è Massimo D'Alema, il principe dei salottieri).

Digerito il cotechino, la sfida per gli intellettuali italiani è sempre la stessa: come essere immancabilmente conformisti e riuscire a posizionarsi sempre dalla parte dei buoni, anche nel 2010? Non vorremmo che capitasse loro quanto diceva Bertolt Brecht: «Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati». Ecco dunque le regole auree per accaparrarsi in tempo i posti da perfetto intellettuale nel nuovo anno.
1. Dire: «La lotta alla mafia è solo all’inizio», possibilmente intervistati da Fabio Fazio che annuisce a qualunque banalità diciate tanto è pagato milioni per annuire e fare domande da maestro elementare. A Saviano è stato visto chiedere le tabelline. Ovviamente la frase antimafia può essere suscettibile di numerose varianti, come «Siamo lontani dall’aver sconfitto la mafia» e «Sconfitta mafia essere ancora lontana da parte nostra» (un italiano basico è sempre utile con Fazio). Se partecipate a una tavola rotonda con Travaglio, è ammesso anche schiumare di rabbia e dire cose come: «Siamo lungi dall’aver debellato i parcheggiatori abusivi» e «La guerra contro i trafficanti di palloncini colorati è ancora apertissima, bisogna tenere alta la guardia». Sottolineare sempre l’importanza delle intercettazioni, dei pentiti, delle manette e dello stivaletto spagnolo al fine di aiutare le indagini.
2. Dire che ci vogliono le riforme, e che bisogna farle con il consenso più ampio possibile. Se ti chiedono quali riforme, andare per titoli: «Della giustizia, della pubblica amministrazione, del sistema politico». Se insistono a essere più specifici, dire: «Quelle indicate dal Presidente Napolitano e dal Presidente Fini». Se ancora pretendono ulteriori dettagli, dargli la ricetta delle animelle alla bottiglia o della trippa col sugo, il democratico molestatore smetterà di rompere i coglioni.
2bis. Sia chiaro: con Berlusconi non si tratta. Al massimo gli si può lanciare un ultimatum, o qualche altro corpo contundente.
3. Dire che ci vuole dialogo tra le religioni, ma professarsi atei, abolire i crocifissi e bestemmiare al derby.
4. Firmare appelli sull’home page di Repubblica. È facile, basta un clic, e se la causa per cui è richiesto il vostro sostegno vi sembra una cazzata, è normale, serve solo per riempire la pagina e scrivere cose tipo: «Siamo a quota due miliardi ottocento milioni di firme, in arrivo adesioni anche da Marte, Plutone si mobilita. Clicca per vedere la galleria di escort da Venere».
5. Dire che il romanzo Noi di Walter Veltroni è bellissimo, meraviglioso, meritevole del premio Strega, che ci riguarda tutti, che a Sabaudia l’estate scorsa, quando stavamo lì con Bassanini, la Archibugi e la Mazzantini-Vien-Dal-Mare, quando era appena uscito, si sono scatenate risse furibonde per sbirciarne una pagina, numerosi i casi di annegamento e di sepolti vivi sotto le dolci dune della spiaggia dei vip. Se poi si riuscisse anche a leggerlo sarebbe la fine del mondo.
6. Promuovere almeno una manifestazione al mese per la difesa della Costituzione. La Costituzione infatti è come una fanciulla fragile, un po’ tisica, indisidiata da rudi e villosi selvaggi perlopiù stanziati nelle regioni del Nord. Il brutale contatto con costoro potrebbe esserle fatale: bisogna saperla prendere, e quando sviene tutta pallida, chiamare Di Pietro che ci passa sopra con il trattore e la rianima. Se poi, come è sempre accaduto, la manifestazione degenera in un manicomio chiamare Di Pietro che con i soldi del rimborso elettorale, previdente, ha comprato anche uno stock di camicie di forza (conosceva i suoi fan).
7. Dire che la tv è il male, i reality sono tutta immondizia, che un tempo era tutta campagna e c’erano le librerie di quartiere e i film si vedevano alla parrocchia, le vecchine sgranavano il rosario mica vedevano la De Filippi, inveire contro Fabrizio Corona (di cui può essere legittimamente chiesta la condanna a morte) per il suo stile di vita immorale e poi andare con la nota trans Lulù, all’anagrafe Spartaco Morbidelli.
8. Sostenere il cinema italiano. Dire che il prossimo film di Nanni Moretti, “Habemus Papam”, non merita l’Oscar ma direttamente il premio Nobel o perlomeno la medaglia Fields per la matematica. Quanto al prossimo film di Virzì, “La prima cosa bella”, dire che è un ritorno alla commedia italiana dei Risi, Monicelli e che merita il Nastro d’Argento o perlomeno il Rotolo di Carta.
9. Dire che il prossimo romanzo di Alessandro Piperno, Gli Inseparabili, in uscita prima o poi presso Mondadori, è, testuale: «Una caustica, sensuale, irriverente, politicamente scorretta disamina delle tensioni familistiche all’interno di un’Italia sempre più immersa nei liquami putridi del ventennio berlusconiano». Nient’altro? «Ah sì, nella scrittura si sente l’influenza di quel frocio, come si chiama… Proust».
10. Proclamare Gianfranco Fini “Reichsführer”, e quando vi faranno notare che era il massimo grado delle SS, ribattere con compunzione che «Gianfranco dopo Fiuggi ha fatto il suo percorso, è andato così a fondo nel suo passato che si studia i libri di storia in tuta subacquea». Poi andare nei campi Hobbit con quegli scoppiati di FareFuturo e farsi leggere la mano da Gandalf.
11. Tessere l’elogio della letteratura di ricerca, del cinema di ricerca, del teatro di ricerca, di qualunque cosa purché sia “di ricerca”. Anche i cani, se “da ricerca”, devono essere tutelati più delle altre razze e avere in premio più scatole di bocconcini di manzo. In caso di scorte eccessive di bocconcini di manzo per cani “da ricerca”, utilizzarli per sfamare gli scrittori, i registi, i teatranti “di ricerca”. Grazie al ministro Bondi che ha tagliato i fondi per lo spettacolo, sono finalmente affamati.
12. Dire ogni tanto: «Che Paese di merda, viene voglia di espatriare». E subito dopo decantare la grandeur della Francia, lo style dell’Inghilterra, quanto è caliente la Spagna, e com’è cool l’America. E se ti domandano: «E allora che ci stai a fare qui?», rispondere: «Sono affezionato agli spaghetti e al mandolino!» e scoppiare a piangere, finti come Anna Magnani.

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