PAPA/ Sospinti verso l’alto: la bellezza di Benedetto commuove gli artisti
di Giuseppe Frangi
mercoledì 25 novembre 2009
Il primo dato che salta all’occhio dopo l’incontro del Papa con una larghissima rappresentanza di artisti, avvenuto sabato scorso in Vaticano, è quello di una condivisa e sincera contentezza. Non c’è stato uno dei partecipanti che non l’abbia espressa: e la “formazione”, messa a punto, con la consueta abilità, da Gianfranco Ravasi era davvero una formazione senza etichette e senza preclusioni culturali. In una parola, senza steccati. Non era quindi un esito scontato, anche perché agli artisti si chiedeva per una volta di fare un passo indietro e di mettersi in posizione di ascolto. Per di più, chi prendeva la parola era una grande istituzione, come la Chiesa, verso la quale gran parte degli uomini di cultura da tempo guardano con sospetto e circospezione.
Dobbiamo chiederci allora cosa abbia fatto scattare questa reazione unanime e condivisa di “contentezza” per l’incontro e per le parole ascoltate. Secondo me sono entrati in gioco due fattori decisivi e forse imprevisti. Il primo è il fatto che questo incontro è stato recepito come un grande gesto di stima, in particolare da parte del Papa, verso il lavoro di chi fa cultura: l’aver pensato a una “location” straordinariamente bella e emozionante come la Sistina ha confermato subito a tutti questa impressione. In questi tempi la stima per chi fa cultura o non esiste affatto o è condizionata a logiche di schieramento ideologico e politico. Il Papa invece ha dato un segnale di apertura e di fiducia che è sembrata a tutti i presenti come l’inizio di un qualcosa di nuovo: è significativo ad esempio che un personaggio certo poco accondiscendente verso la le posizioni della Chiesa come Nanni Moretti fosse presente e abbia ritenuto utile e costruttivo sottoporre al parere di monsignor Ravasi la sceneggiatura del suo prossimo film.
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