di GABRIELE FERRARISLa Stampa del 22/11/09
Volevamo ringraziare Gabriele Ferraris per aver scritto questo bellissimo articolo nel quale viene tracciato un quadro positivo dell'ultimo TFF.
Ci hanno provato, i gazzettieri, a fare del Torino Film Festival una storia raccontata da un idiota, piena di rumore e di strepito; i festival del cinema - e la politica, e lo sport, e il resto - oggi si raccontano così, e devono essere così. Altrimenti non sono. Hanno montato la «polemica» («polemica» è la parola chiave, nel corrente vocabolario di trecento parole) con Roma sulle prossime date dei Festival (balle: il problema al pubblico interessa pochissimo, anzi nulla, e il Tff è un festival di pubblico). Hanno montato la «polemica» sulla mancata ospitalità al film «La prima linea» (balle: ha deciso così la produzione). E hanno montato altre polemiche che erano altre balle, ma non vorrete mica che sprechi queste poche righe solo a fare il conto delle balle? La notizia vera - tra tante balle - è che il Torino Film Festival è stato un bel festival. Ma bello davvero: pieno di spettatori, e di spettatori contenti, che hanno visto buoni film (magari cristonando per le code troppo lunghe); e pieno pure di critici cinematografici, contenti anche loro (persino un critico cinematografico è contento, se vede un buon film). Un bel festival fatto da un direttore molto civile, Gianni Amelio, che con il passare dei giorni è diventato pure simpatico, e ha rivelato insospettate doti di humour; e che soprattutto ha scelto dei buoni film, il che - mi assicurano tutti gli esperti di festival - è una cosa piuttosto importante, per un festival. Ed è pure riuscito, Amelio, a farsi bastare i soldi, sempre meno, e a giocarsi alla grande i pochi ospiti di nome che aveva; e lì è stato pure fortunato, perché si è trovato tra i piedi Benigni gratis et amore dei. Ciò aiuta a conquistare titoli sui giornali, specie quando non ti chiami Nanni Moretti. E, a proposito, è persino riuscito, Amelio, nell’impresa impossibile di far dimenticare (beh, quasi...) Nanni Moretti, senz’altra trovata se non quella di fare un bel festival. Dirò di più: un festival normale. Cosa di cui gli siamo profondamente grati. Ci stavamo dimenticando di quant’è bella una cosa normale.
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